martedì 14 settembre 2021

A Rufina torna Bacco artigiano


Bacco artigiano 46esima edizione torna dal 23 al 26 settembre. Presentato in anteprima a Firenze



A Rufina in provincia di Firenze dal 23 al 26 settembre si festeggia il vino ed i prodotti tipici in tutta sicurezza. Sabato 26 ci sarà come sempre “L’Offerta del Vino del Contado alla Signoria di Firenze”. Nell’ultimo week end di settembre si celebra il Bacco Artigiano giunto alla sua 46^ edizione. Come sempre la manifestazione ha come protagonista indiscusso il vino del Consorzio Chianti Rufina.


“La nostra come sempre sarà una festa di tutta la comunità che insieme si impegna per affrontare l’emergenza pandemica non ancora terminata – spiega il Sindaco di Rufina Vito Maida -. Ed insieme abbiamo organizzato la nuova edizione del Bacco Artigiano, vorrei che questo fosse un segno di ripartenza. Celebreremo così il vino Chianti Rufina, il nostro orgoglio che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo. Siamo voluti anche tornare a Firenze per la nostra sfilata e ci sarà anche il Carro Matto. 


 


Il programma della manifestazione è molto ricco: l’inaugurazione è prevista giovedì 23 settembre in Villa Poggio Reale alle 17,30, saranno aperte tutte le mostre d’arte ospitate in Villa ed il ristorante all’interno dell’enoteca. Sempre nel parco di Villa Poggio Reale ci saranno momenti musicali e le tradizionali degustazioni del vino Chianti Rufina.


Fra gli eventi: in piazza Umberto I segnaliamo giovedì 23 alle 21 il concerto del Maggio Musicale Fiorentino dal titolo “La Stagione dei Fiori”. Anche piazza 1 maggio quest’anno sarà coinvolta negli eventi, qui ogni sera, oltre agli appuntamenti musicali anche il “Villaggio dei Bambini”. In piazza Aldo Moro per tutto il corso della manifestazione si svolgerà un torneo di pallacanestro. Venerdì 24 settembre alle 20 in piazza del Municipio ci sarà l’iniziativa “Il Bardiccio della Rufina” a cura di Stefano Frassineti e Leonardo Romanelli con la partecipazione del ‘Mito di Panzano’ Dario Cecchini. Lo stesso giorno alle 21 in Villa Poggio Reale per gli amanti dello sport la presentazione del libro dedicato ai 100 anni dell’Audax Rufina.


La domenica da non perdere il consueto raduno delle auto storiche e nel pomeriggio alle 15,30 la sfilata del corteo storico per le vie del paese. 


Sabato 25 settembre si ripropone a Firenze “L’offerta del Vino del Contado alla Signoria di Firenze” evento con la regia di Filippo Giovanelli. L’appuntamento è alle 15,30 con il corteo della Repubblica Fiorentina e il Corteo Storico del Vino e del Contado di Rufina partiranno dal Palagio di Parte Guelfa e attraverseranno via Calimala, via Roma e piazza San Giovanni. A capo del corteo “Il Carro Matto”, realizzato dai ragazzi del Comitato per il Carro Matto. Il vino sarà benedetto sul sagrato del Duomo, poi la carovana proseguirà in via Calzaioli dove verrà offerta l’ampolla del vino, per poi arrivare quest’anno in piazza della Repubblica, dove sarà offerto il vino alla Signoria di Firenze rappresentata dal Sindaco Dario Nardella. 


La storia di questa manifestazione parte da molto lontano. Sull'Arengario di Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria, il Sindaco della comunità di Rufina, offriva alla città di Firenze il vino del Chianti insieme alle chiavi della “Contea di Turicchi”. Un tradizionale carro sormontato da una piramide di 1500 fiaschi pieni di Chianti, trainato dai tipici “bovi” di razza Chianina, storicamente ritratto nelle più belle foto storiche dei Fratelli Alinari. Il “Carro Matto”, così è stato battezzato, è un’opera di eccezionale maestria costruttiva dei maestri vignaioli della Val di Sieve adesso riuniti nel Comitato per il Carro Matto di Rufina. I “Fiaschi”, tipici contenitori in vetro di aspetto panciuto e rivestiti di paglia, vengono impilati in una piramide ed intrecciati con paglia e legamenti naturali in modo da contenersi l’un l’altro. Un geniale sistema di trasporto che permetteva al carro di trasportare grandi quantità di vino dal contado alla città. 


 


“Il corteo della Repubblica Fiorentina diretto da Filippo Giovannelli – ha sottolineato il presidente del Calcio StoricoFiorentino e consigliere speciale per le Tradizioni Popolari Michele Pierguidi – accompagnerà anche quest’anno il Carro Matto. Vedere il Carro Matto è una festa. In tanti, infatti, accorrono per ammirare i fiaschi fatti a mano dagli artigiani del Chianti Rufina. Nonostante alcuni problemi il Carro Matto girerà anche quest’anno per le strade del centro storico. L’appuntamento sarà in piazza della Repubblica invece che c in piazza della Signoria. È uno degli appuntamenti più amati dal corteo della Repubblica Fiorentina che sarà presente anche alla Rufina. Collaborare con l’amministrazione di Rufina è per noi sempre un piacere ed un onore”.


Alla conferenza stampa hanno preso parte:  il Presidente del Corteo Storico della Vite e del Vino di Rufina Eugenio Becherini, una figurante, Michele Pierguidi presidente del Calcio Storico Fiorentino e Consigliere speciale per le Tradizioni Popolari, Vito Maida Sindaco di Rufina, Simone Donati vicepresidente del Corteo Storico della Vite e del Vino, Eugenio Giani Presidente della Regione Toscana, una figurante e Stefania De Luise Assessora allo Sviluppo Economico. 


Per consultare il programma integrale www.comune.rufina.fi.it . Altre info nelle pagine Facebook  del Comune di Rufina e del Consorzio Chianti Rufina. 

Fabrizio Del Bimbo



sabato 10 luglio 2021

Pianeta città. Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021 una mostra alla Fondazione Ragghianti a Lucca



Dal 9 luglio 2021 la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca propone una mostra insolita e interdisciplinare. Come affermano il presidente Alberto Fontana e il direttore Paolo Bolpagni, “si profila un periodo di sperabile riassestamento e di ripresa dopo la terribile epidemia da SARS-CoV-2. Alla luce di quanto avvenuto, la scelta di programmazione della Fondazione Ragghianti è stata di tornare alle sorgenti della nostra civiltà, del modo che l’uomo ha elaborato per il proprio vivere in comune: la città. E di farlo riferendoci in maniera speciale allo strumento privilegiato di trasmissione della conoscenza: il libro. La collezione di Italo Rota si è rivelata una miniera cui attingere per creare percorsi di senso che partono alle radici della contemporaneità, ossia negli anni iniziali del XX secolo. Ne è nata una mostra multidisciplinare, scaturita dall’incontro e dal dialogo tra competenze differenti, che unisce svariati saperi e consente esplorazioni affascinanti e scoperte. Una sorta di archivio dell’immaginario visivo legato alla dimensione urbana, unificato dalla prospettiva estetica.

Pianeta città. Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021, in programma fino al 24 ottobre 2021 a Lucca negli spazi espositivi della Fondazione Ragghianti, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e la sponsorizzazione di Banco BPM, è dunque un’esposizione inerente al tema della città e della trasmissione della conoscenza, analizzato prevalentemente attraverso gli innumerevoli pezzi della collezione, eccezionale e unica, dell’architetto Italo Rota, tra i più noti progettisti del nostro tempo.
“L’intento – prosegue Bolpagni – è quello di creare un racconto del Novecento e del primo ventennio del nuovo millennio attraverso la visione della città, la sua rappresentazione nelle arti e nel cinema e l’evoluzione dell’oggetto libro. Da una parte ripercorrendo lo sviluppo dell’idea di città, da quella immaginata da Antonio Sant’Elia e Bruno Taut negli anni Dieci fino all’architettura attuale della megalopoli; dall’altra analizzando come sia cambiato il nostro modo di trasmettere la conoscenza, fino alle evoluzioni contemporanee e al cambiamento del nostro modo di pensare, con lo sviluppo di una modalità di ragionamento ipertestuale e intertestuale, ma con la permanenza del libro, rivelatosi ancora attuale e vivo nella sua dialettica tra la carta stampata e il digitale”.

Il concept della mostra è stato ideato da Paolo Bolpagni con Aldo Colonetti, filosofo e studioso di architettura e design e con lo stesso Italo Rota, in condivisione con un comitato scientifico nel quale sono rappresentate le differenti discipline coinvolte: la storia dell’arte, il cinema, la geografia economica, l’architettura, l’urbanistica. Il comitato scientifico ha individuato alcuni temi cardinali per la definizione dei contenuti della mostra ed è composto, oltre che da Bolpagni, Colonetti e Rota, da Gianni Canova, storico del cinema e rettore dell’Università IULM di Milano, da Daniele Ietri, geografo ed economista e professore ordinario alla Libera Università di Bolzano, da Francesco Careri, studioso di urbanistica e arte urbana e professore associato all’Università degli Studi Roma Tre, da Eleonora Mastropietro, documentarista e geografa e ricercatrice all’Università degli Studi di Milano, e da Alessandro Romanini, critico ed esperto di videoarte, docente all’Accademia di Belle Arti di Carrara e presidente del Comitato scientifico della Fondazione Ragghianti.
“La mia collezione – racconta Italo Rota – è stata raccolta secondo una ricerca incrociata con il mio lavoro e si basa su interessi precisi che vanno alla radice dei problemi e sono scavi nel sapere del XX secolo. Dopo quarant’anni di collezionismo e lavoro intrecciati si tratta di un archivio di beni comuni rispetto al tema città, che nell’insieme servono per immaginare il futuro. Per il visitatore la mostra è un invito a riflettere sul modo in cui vivremo: il presente di oggi è fatto dai lavori del passato. Uno slogan potrebbe essere: «Se tutto questo vi ha interessato, nulla sarà più come prima»”.

“La mostra – afferma invece Aldo Colonetti – è un viaggio dentro le ‘cose’, sospeso tra testimonianze ‘alte’, i documenti originali delle grandi utopie del Novecento, dal Bauhaus alla controcultura californiana degli anni Sessanta da un lato, e la cronaca dall’altro lato, che viene dal ‘basso’: manifesti, oggetti comuni, il tutto intrepretato e messo in scena attraverso il modello epistemologico di Aby Warburg, dove la storia dell’arte è intesa in quanto comparazione antropologica. Al centro sta la città come esperienza fisica, nella quale ciascuno è abitante e protagonista del cambiamento: Pianeta città è un percorso, fisico e mentale, dove ciascuno troverà un pezzo della propria storia, senza dimenticare, come scriveva il poeta greco Alceo, che «le città sono gli uomini»”.
In mostra circa cinquecento pezzi, una moltitudine di oggetti di vario tipo, tecnica e dimensioni: dai libri alle opere d’arte, dai manifesti al cinema, dalle copertine dei dischi ai prodotti di design, dalle riviste ai fumetti. Tutto ciò seguendo un itinerario che va dalla nascita della città contemporanea all’inizio del Novecento fino alla nuova idea di città che si sta profilando, e sempre ponendo in relazione la cultura di tutti i giorni con le ricerche più avanzate.

Info: www.fondazioneragghianti.it

Fabrizio Del Bimbo

giovedì 24 giugno 2021

Con Arca di Luce Arezzo valorizza l'arte sacra che custodisce


Un itinerario storico-artistico-religioso tra Duomo e Palazzo Vescovile. Monsignor Fontana: "Un modo per stare ancora più vicino alla gente"




Un percorso storico-artistico-religioso che unisce il Duomo al Palazzo Vescovile è stato illustrato nei giorni scorsi alla presenza del neo presidente nazionale delle Misericordie, Domenico Giani. Il nuovo itinerario culturale  rende fruibili al visitatore tutte le immense bellezze custodite nei due luoghi simbolo della religione ad Arezzo.

Grazie ad Opera Laboratori,  azienda che lavora nell'abito dei beni culturali, con particolare attenzione verso quelli ecclesiastici, sarà possibile usufruire di un unico pass per visitare la Cattedrale e il Museo Diocesano. Inoltre è stata realizzata un'audio-guida che consente di muoversi in autonomia all'interno del percorso artistico ulteriormente ampliato.

L'Arcivescovo Fontana ha sottolineato come la maestosità del Palazzo Vescovile, composto da ben 100 stanze, sia un bene che non deve essere goduto da pochi, bensì deve essere ammirato dai tanti aretini e turisti che intendono visitarlo.

Monsignor Riccardo Fontana ha annunciato che la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro riapre con una nuova intensità  i Musei diocesani arricchiti da nuovi percorsi.

Tra le opere di rilievo in Cattedrrale ci sono, tra gli altri, il magnifico ciclo di vetrate di Guillaume de Marcillat, eseguite tra il 1516 e 1524. Ma anche la Cappella della Madonna del Conforto, l'affresco di Piero della Francesca con la solenne figura di Maria Maddalena.  A Palazzo Vescovile e Museo Diocesano, invece, è possibile ammirare gli affreschi di Teofilo Torri, opere del Vasari, di Luca Signorelli, la Quadreria, manoscritti, sculture e la suggestiva Camera dei Papi.




Un percorso straordinario che illumina di luce un prestigioso patrimonio sacro e culturale.

Info:.
ORARI DUOMO
Dal lunedì al sabato
dalle 10.00 alle 18.00
(ultimo ingresso 17.30)
Domeniche e festivi
dalle 13.30 alle 18.00
(ultimo ingresso 17.30)

ORARI MUSEO
1 aprile – 31 ottobre
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 (ultimo ingresso 17.30)
1 novembre – 31 Marzo (escluso periodo natalizio
Venerdì, Sabato, Domenica dalle 10.00 alle 17.00 (ultimo ingresso 16.30)
26 dicembre – 6 gennaio
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 (ultimo ingresso 17.30)
PREZZI
Intero € 6,00
Ridotto € 4,00
(Ragazzi dai 6 ai 18 anni)
Gratuito
– Bambini fino a 6 anni
– Residenti nel Comune di Arezzo
– Disabili e loro accompagnatore
– Insegnanti accompagnatori di scolaresche o di gruppi
– Guide turistiche autorizzate
– Giornalisti
Audioguida Duomo € 5,00
(nei giorni di chiusura del Museo Diocesano)
Radioguida € 1,50 a persona
(obbligatoria per l’accesso alla cattedrale per i gruppi superiori a 15 pax)

INFO E PRENOTAZIONI
TEL: 0577 286300 (ATTIVO DAL LUNEDÌ AL VENERDÌ DALLE 8,30 ALLE 17,00)
EMAIL
duomoarezzo@operalaboratori.com

Nicoletta Curradi

lunedì 1 marzo 2021

Ti ricordi la mostra di Henry Moore del 1972?

 Ti ricordi la leggendaria esposizione di Henry Moore al Forte di Belvedere del 1972?


Il Museo Novecento Firenze


lancia un appello per raccogliere immagini e ricordi di quell’evento

mentre sono in corso le due mostre dedicate al grande scultore inglese


 


Henry Moore                                                                                              


Il disegno dello scultore                                                                            


a cura di Sergio Risaliti e Sebastiano Barassi                                              


in collaborazione con la Henry Moore Foundation


Sino al 18 luglio 2021


 


Henry Moore in Toscana


a cura di Sergio Risaliti


Sino al 30 maggio 2021


 


Il 20 maggio del 1972, inaugurava la grande mostra Henry Moore a Firenze. Furono in tantissimi ad affollare gli spalti del Forte di Belvedere e le sale della Palazzina durante i mesi estivi, sfidando il sole a picco. Oltre 345 mila persone. Un numero davvero esorbitante. C’era la principessa Margaret d’Inghilterra, accompagnata dal marito, il Conte di Snowdon, c’erano Giovanni Leone, sesto Presidente della Repubblica Italiana, Edward Heath, allora Primo Ministro inglese, ed ovviamente l’artista, Henry Moore, che aveva seguito di persona l’allestimento delle sue sculture monumentali sulle terrazze affacciate su Firenze. Voi c’eravate? Avete un ricordo da condividere? Una foto, una cartolina, un catalogo magari autografato dall’artista? Se sì, mandateci l’immagine (scansionata) all’indirizzo mail segreteria.museonovecento@muse.comune.fi.it, specificando il vostro nome, cognome e profilo social (Facebook e/o Instagram). Tutti i vostri ricordi saranno condivisi sui profili Facebook e Instagram del museo per tutta la durata delle mostre dedicate a Moore (in corso sino al 18 luglio 2021). Le immagini raccolte sino a quella data, saranno poi pubblicate in un libro, che verrà presentato al pubblico nel 2022, vero anniversario della mostra di Forte Belvedere,


 


Al Museo Novecento Firenze, che ospita da gennaio due esposizioni dedicate a Moore, sono arrivati tantissimi visitatori mossi dal ricordo di quella visita indimenticabile, cinquant’anni fa.


 


Mettete mano ai vostri album fotografici e alle vostre librerie in cerca di ricordi. Facciamo rivivere quell’emozione che segnò un evento iniziatico per la città di Firenze, il primo passo verso la contemporaneità. E in attesa delle vostre immagini, vi aspettiamo al museo, appena sarà possibile riaprirlo, per la mostra “Henry Moore. Il disegno dello scultore”, a cura di Sergio Risaliti e Sebastiano Barassi, organizzata in collaborazione con la Henry Moore Foundation, e per quella “Henry Moore in Toscana”, a cura del solo Risaliti, quest’ultima aperta sino al 30 maggio 2021, dedicata proprio all’intenso legame dell’artista con la regione. Un legame nato a partire dagli anni ’20 quando, giovane studente, lo scultore soggiornò nelle principali città toscane e poi consacrato nel 1972 proprio con la grande mostra del Forte.


Nicoletta Curradi 

venerdì 4 agosto 2017

In ottobre sapori antichi sulle tavole di Brisighella (a due passi dalla Toscana)


Mora Romagnola, Agnellone e Castrato saranno i protagonisti di due eventi golosi in programma a Brisighella nel mese di ottobre, quando visitare il borgo medioevale in provincia di Ravenna è più che mai piacevole per il palato dato che sono molteplici gli eventi enogastronomici che si svolgeranno in autunno in questo angolo di Romagna
 



Alla Mora Romagnola, pregiato suino nero autoctono di quest’area che solo pochi anni fa rischiava l’estinzione, è dedicata la “Sagra della porchetta di Mora romagnola e Fiera delle biodiversità”, in programma tutta la giornata di domenica 22 ottobre. Qui sarà possibile degustare i pregiati salumi e le saporite carni di Mora e fare acquisti nel mercatino dei prodotti tipici. Inoltre ci sarà l’esposizione e rassegna di asino romagnolo, pollo romagnolo e bovina romagnola.
 
Domenica 29 ottobre, le carni che si potranno assaporare saranno quelle ovine nel corso della “Sagra dell’agnellone e del castrato Q.C.”Il programma della sagra prevede l’esposizione di ovini e caprini, la mostra-mercato dei prodotti tipici e dell'artigianato locale e l’immancabile stand gastronomico dove sarà possibile degustare prelibate pietanze e grigliate con le carni di agnellone e di castrato.
 



Mora Romagnola. 335.000 “suini neri” popolavano agli inizi del ‘900 le valli e le colline dell’Appennino romagnolo. Solo nel 1942, a Faenza, un convegno di zootecnici ne definì con precisione i caratteri di razza e ne codificò la denominazione: Mora Romagnola. Maiale antico, di diretta derivazione dal progenitore di molti maiali europei, il sus celticus, che arrivò da queste parti con le invasioni barbariche nel IV e V secolo d.C adattandosi perfettamente ai nostri habitat, per secoli ha rappresentato un fondamento dell’economia agricola rurale. Basti pensare che le dimensioni dei boschi si misuravano con il numero di suini che erano in grado di nutrire. Nel secondo ‘900 condizioni socio-economiche e soprattutto nuove domande produttive, contestualmente alla progressiva intensificazione dell’allevamento suino, portarono a un crescente e continuo calo della popolazione di Mora Romagnola. Nel 1949 se ne contavano 22.000 capi, per lo più concentrati nell’area del comprensorio dell’Appennino faentino, ove resistevano in quanto utilizzate per ottenere quello splendido incrocio da carne che per molti anni fu il “Fumato di Romagna”. Purtroppo la richiesta di carni sempre più magre e di razze sempre più precoci portò la Mora Romagnola all’oblio e quasi alla sua estinzione. Comunque il fascino di questa razza e il ricordo della gran qualità e gusto degli insaccati da essa ricavati non cessò mai di battere nel cuore degli uomini di Romagna. Uno di questi, Mario Lazzari di Faenza, all’alba degli anni ’80 si mise in testa di recuperare questa razza e quindi iniziò con passione la ricerca degli ultimi esemplari sperduti. Oggi, grazie a lui, all’APA di Ravenna, al Copaf e agli altri allevatori che hanno saputo apprezzare il valore delle carni e la sua ragione di vita nel contesto territoriale e culturale, la Mora Romagnola è salva ed è conosciuta, diffusa e molto apprezzata per la qualità delle sue carni.
 
Agnellone e Castrato. Le carni sono ottenute da agnelloni e castrati prodotti tipici della tradizione contadina locale che oggi sono allevati secondo un Disciplinare di Produzione. Per quanto riguarda l’agnellone, gli animali  devono avere un’età compresa tra i 70 e i 180 giorni con peso vivo tra i 25 e i 50 kg. Le carni devono avere un colore rosa o rosa scuro. Il colore del grasso deve essere bianco o bianco crema senza tendere al giallo. Il castrato, invece, ha un’età di macellazione compresa tra i 5 e i 12 mesi di vita, con il peso vivo compreso tra i 40 e i 100 kg. Le carni devono avere un colore rosa scuro, senza colorazioni anomale. Anche in questo caso il colore del grasso deve essere bianco o bianco crema senza tendere al giallo.
 
Per info: Pro Loco Brisighella tel. 0546 81166 www.brisighella.org



Nicoletta Curradi 


mercoledì 5 gennaio 2011

Santa Maria del Fiore...inedita


Nel 1200 sul suolo dell'attuale cattedrale c'era un'altra chiesa, più piccola, Santa Reparata, dove, in mancanza di altri edifici civili (Palazzo vecchio ancora non c'era), si riuniva anche il Parlamento della Repubblica.

Nel 1293 i fiorentini decisero di abbattere la vecchia chiesa e di costruirne al suo posto un'altra che fosse grandissima e bellissima.
Il progetto fu affidato ad Arnolfo di Cambio: la sua esecuzione per˜ò si presentava ardita e molto costosa.
Fu per far fronte alle spese che il comune impose nuove tasse; il vescovo chiese sussidi ai parroci e i parroci, confidando sui sensi di colpa dei cittadini che avevano frodato il fisco, misero in Santa Reparata una specie di salvadanaio dove gli evasori fiscali potevano gettare segretamente almeno una parte delle tasse evase e ripulirsi la coscienza.

L'espediente riuscì ed Arnolfo di Cambio nel 1296 potè iniziare i lavori davanti allo sguardo di Dante Alighieri seduto su una pietra al lato della piazza ricordata ancora oggi come "Sasso di Dante".
Ma dopo soli tre anni Arnolfo di Cambio morì, i fiorentini si divisero in guelfi e ghibellini, bianchi e neri e Dante fu esiliato.

I lavori vennero così sospesi e solo venti anni dopo ripresero sotto la direzione di Giotto, ma anche Giotto morì dopo tre anni; gli successe Andrea Pisano, poi Francesco Talenti e poi altri ancora.
Finalmente, nel 1421, la Basilica e il campanile furono terminati anche se mancava ancora la realizzazione della Cupola. E realizzarla non era affatto facile!

Per trovare la soluzione tecnica idonea fu bandita una gara: tutti i fiorentini potevano presentare - entro il 12 dicembre 1417 - il loro progetto di armatura, ponteggi o quant'altro per costruire la Cupola.
E ognuno disse la sua: chi propose armature in muratura, chi ponteggi in legno, e non mancarono idee bizzarre come quella di costruire un gran mucchio di terra a forma di cupola nascondendoci dentro molte monete d'oro; dopo la costruzione la terra sarebbe stata eliminata gratis da quelli che avessero voluto recuperare le monete d'oro!

Ci fu per˜ò un uomo magro, piccolo e intelligentissimo - Filippo Brunelleschi - che sosteneva che non ci fosse bisogno di nessuna armatura.
Sulle prime, nelle adunanze pubbliche fu preso per pazzo e allontanato dalle riunioni; in una discussione, a chi gli chiedeva come poteva pensare di realizzare la cupola senza alcuna struttura di supporto si narra che rispose:
"come si fa a far stare un uovo in piedi senza sostegni?"; prese un uovo, lo ammaccò di sotto e l'uovo stette diritto.

Il geniale architetto riuscì a dimostrare che non era pazzo: espose il suo progetto dettagliato con descrizioni e disegni e alla fine riuscì a farsi affidare la costruzione della cupola. Gli fu per˜ò affiancato Lorenzo Ghiberti, scultore eccellente ma costruttore poco pratico.
Nel 1420 iniziarono i lavori ma il Brunelleschi si sentì subito impedito dal Ghiberti che con i suoi dubbi rallentava l'opera.
Per farne decretare l'allontanamento escogit˜ò un trucco. Si narra che Brunelleschi si fasci˜ò la testa e si mise a letto fingendosi molto malato. Il Ghiberti, da solo, si trov˜ò in grosse difficoltà non sapendo come procedere; i lavori della cupola non avanzavano e gli operai si recarono dal finto malato pregandolo di dare ordini anche dal letto, ma Brunelleschi sostenendo di essere troppo malato ordin˜ò agli operai di rivolgersi al Ghiberti per il proseguimento dei lavori.

Quando gli operai gli confidarono che il Ghiberti senza di lui non sapeva quali ordini dare, Brunelleschi rispose:
"Ma io saprei perfettamente cosa fare senza di lui!" Gli operai capirono, allontanarono il Ghiberti e il Brunelleschi da solo concluse speditamente la costruzione - senza armatura - della cupola, consegnando l'opera nel 1434, dopo 14 anni di lavoro.

La chiesa fu inaugurata due anni dopo da Papa Eugenio IV. Tutte le campane della città suonavano a festa e i fiorentini esultavano di gioia. Papa Eugenio IV rec˜ò in dono alla nuova chiesa una rosa d'oro e fu cos“ che la nuova chiesa di Firenze, dedicata a Santa Maria, fu chiamata "Santa Maria del Fiore".

mercoledì 3 novembre 2010

A Casola Valsenio, a pochi km dalla Toscana, i "geografi del vuoto" a convegno




L'ultimo raduno degli speleologi di tutto il mondo si è svolto dal 28 ottobre al 1° novembre a Casola Valsenio, comune dell’Emilia-Romagna, sull’appennino faentino ad appena 10 chilometri dal confine con la Toscana, immerso nel Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, una delle aree carsiche più importanti d’Europa.

Il meeting è itinerante, quella del 2010 è stata la sesta edizione che si tiene a Casola Valsenio, la prima è stata nel 1993. La partecipazione media delle precedenti edizioni si attesta intorno ai 2500 iscritti, quest'anno si è raggiunto quota 3000. Il meeting ha ospitato partecipanti provenienti da diversi paesi europei e documenterà i risultati dell’attività speleologica in Italia e all’estero.

Convegni, proiezioni, mostre, performance e laboratori hanno caratterizzato i quattro giorni dell’incontro: un programma ricco che ha permesso anche ai meno esperti ad avvicinarsi all’affascinante mondo delle grotte. L'importanza delle cavità carsiche come elemento caratterizzante di un territorio è stato tema di assoluta rilevanza, così come il valore del paesaggio carsico per un turismo attento e sostenibile.

Il convegno ha mirato ad una maggiore consapevolezza di potenzialità e limiti della geografia ipogea e, per quanto possibile, a definirne la specificità. Alcune case-histories presenteranno “esplorazioni, mondi e rappresentazioni”, partendo da queste testimonianze concrete di rappresentazione del mondo sotterraneo si è parlato di “metodi, teoria e storia”. Sono intervenuti, oltre a speleologi ed esploratori di fama internazionale, Franco Iseppi, Presidente Touring Club Italiano; Umberto Martini, Presidente Generale Club Alpino Italiano; Giampietro Marchesi, Presidente Società Speleologica Italiana; Franco Farinelli, Ordinario di Geografia presso l’Università di Bologna, on. Erminio Quartiani, Presidente del Gruppo Amici della Montagna del Parlamento Italiano. Invitati Franco Salvatori, Presidente della Società Geografica Italiana e rappresentanti della Federazione Speleologica Europea.

Al termine del convegno è stato consegnato dalla Società Speleologica Italiana al Comune di Casola Valsenio il titolo di Speleopolis-Città amica degli speleologi.

Una giuria di speleologi e di giornalisti esperti ha deciso quale tra i vini degustati condivideva le caratteristiche e le qualità di una grotta di particolare importanza dell'area carsica di provenienza e lo fregerà del titolo di vino Profondamente Eroico.

Organizzato in collaborazione con il CERVIM, centro europeo di ricerca sulla viticoltura eroica di montagna, l'evento ha inteso essere una modalità insolita di promozione e valorizzazione dei vini di montagna. Erano presenti Francois Stevenin, Presidente CERVIM e Gianluca Macchi, Direttore CERVIM.

Questa edizione ha ospitato anche il secondo Festival Europeo dell’Immagine Speleologica. Il Festival comprendeva due concorsi, dedicati a videoclips con tema speleologico (da 30” a 180”, su http://www.youtube.com/user/CASOLA2010 alcune anticipazioni) e a story board (max n. 5 foto 20x30) che illustrano una storia.

Tra le mostre, da ricordare il caleidoscopio d’immagini proposto dal team internazionale La Salle, il reportage sull’esplorazione del sistema carsico Stella-Basino nella Vena del Gesso, la documentazione dei Sotterranei di Bologna, l’esibizione di immagini di Speleo Project, tra le più autorevoli equipe di speleo reporter al mondo. Poi, inediti documenti e testimonianze della Società Speleologica Italiana.

Inoltre si è festeggiato il sessantesimo compleanno della Società Speleologica Italiana e per l'occasione è stato presentato il volume di Marco Bani sui 25 anni di ricerche a Monte Nerone (Umbria) dove è venuto alla luce uno tra i più importanti siti europei legati all’Ursus Speleo.

Per altre informazioni www.casola2010.it

Nicoletta Curradi